pare che siamo arrivati alla resa dei conti con questa essenza.
Per la verità l'essenza di per sé non ha alcuna colpa, lasciata alle sue proprie cure, ovvero mai potata nè in via topiaria né tanto meno capitozzata, ed inserita in ambiente giusto pedologicamente, è un alberone di tutto rispetto e dignitoso, seppure con tutte le possibili critiche in merito all'alloctonia (ditemi voi se eliminiamo le specie alloctone cosa resta qui in pianura padana).
Ove non rispettate le premesse suddette, quasi il 100 % degli arizonica si sono schiantati, scosciati, aperti, insomma un vero disastro. L'unica strategia possibile secondo me è di eliminarli pietosamente.
Ma, anche se questa esperienza non è che l'ultimo atto di una lunga serie di disavventure, pare che non abbia insegnato un gran ché. Infatti questa cupressacea ha dimostrato che nel nostro ambiente capitozzare i cipressi non porta bene a nessuno, ma anche il cosiddetto Leylandy è una cupressacea, e quindi
reagisce alla capitozzatura esattamente come l'arizonica, ed ovviamente produrrà gli stessi effetti negativi.
Notare:se andate ad informarvi troverete che la specie realizzata a Leyland città vivaista in Olanda, è un ibrido che se posto in condizioni giuste arriva ad essere una pianta di notevole altezza, anche 25-30 metri.
Ovvio che messa a siepe deve obbligatoriamente venire topiata ( i costi di manutenzione attuali sono anche destinati a crescere) e la reazione al taglio in questo caso è peggiore a quella dell'arizonica, che almeno non aveva patologie, che invece il leylandy colleziona, ma come l'arizonica ha la decisa tendenza a produrre cime codominanti, il cui effetto negativo viene evidenziato dalle nevicate locali, con neve decisamente pesante e viscosa. Una vera fortuna per i manutentori del verde che hanno la frenesia della motosega.
del resto in zona si evidenziano fortissime libidini botaniche, ad esempio gli ulivi, sui quali ho letto "che sono la pianta dai molti esse, sole, sassi,salsedine,solitudine, silenzio,siccità" ed anche altri attributi, sabbia ad esempio, e nessuno di questi è riscontrabile qui a Modena dove invece spesso abbiamo nebbia acqua freddo neve neanche un sasso a pagarlo a peso d'oro, tanto casino e tanto smog.
Quindi, in attesa di arrivare alla resa dei conti anche con il leylandy, perché non informarsi su quali essenze è vantaggioso puntare per il futuro ???
P.S.queste cose le scrivo perché ogni tanto gli amici mi chiedono come la penso, io li indirizzo sul blog ed in questo modo posso dire " verba volant, sed scripta manent" non per niente ai miei tempi alle medie si facevano tre anni di latino.
P.S.dimenticavo: il leylandy è usato a siepe (deprecabilmente) ma la mia idea di siepe è universalmente nota, e diametralmente diversa dalla monotona barriera inutilmente costosa per manutenzione. Se razzolate nel mio blog troverete le mie considerazioni -altrimenti fatevi vivi e vi rispondo.
domenica 24 febbraio 2013
fattori locali limitanti il giardinaggio-modena
ricordo l'orto di mia nonna, dove assieme a deliziose carote (piccolissime) ed a poche altre cose indispensabili a quei tempi allo stato fresco, prezzemolo, radicchio da taglio, basilico e sedano, prodotti
che davano la base del gusto e profumo alla nostra cucina, pure nel piccolissimo spazio concesso c'erano anche alcune specie di fiori. Dalie e garofanino non mancavano in tutti gli orti della borgata, hemerocallis fulva
erano presenti anche negli orti dei contadini (notoriamente poco inclini a certe mollezze) Garofano rosso ed ovviamente debitamente profumato e poche altre cose erano tutto il campionario registrabile e riscontrabile, almeno a mia memoria.
Poi è arrivato il" benessere" assieme al miracolo economico anni 60, sono apparse le prime riviste di giardinaggio ed i primi articoli propaganti mode in tutti i settori, giardino compreso. Chiunque potesse permettersi la "villetta" ha immediatamente preteso il "pratino all'inglese", il rododendro, la camelia, le azalee
e tutta una serie di specie provenienti da un mondo esotico che però deve fare i conti con elementi locali difficilmente controllabili. Mi riferisco al tipo di terreno, al tipo di acqua, ed al clima locali. Considerati anche con una certa tolleranza e faciloneria, ma soprattutto con una discreta ignoranza, queste presunte pretese e questi elementi locali continuano anche tuttora a falcidiare ogni anno migliaia di piante ornamentali.
Ovviamente nei vivai si trovano specie acidofile, semiacidofile, o specie che necessitano di climi freschi, altre che assolutamente necessitano di terreni scheletrati e fortemente drenati, e si potrebbero fare esempi chilometrici con nome e cognome di specie, ma difficilmente nei vivai il cliente viene avvertito delle necessità fisiologiche della specie che sta acquistando. Del resto il vivaista è per definizione colui che ha delle piante da vendere, e si potrebbe dire che più piante vengono buttate nei bidoni meglio è per la categoria.
A mio parere le cose stanno cambiando (molto lentamente) ed è merito di internet. Almeno così dovrebbe essere, data la facilità con cui ci si può informare attualmente; va anche ricordato che pure tempo addietro ci si poteva informare consultando testi normalmente disponibili, o affidandosi alla consulenza di un giardiniere.
Attenzione: occorre definire il termine, che non è sinonimo di vivaista e viceversa. Giardiniere è colui che, tenuto conto del terreno, clima, necessità idriche, disponibilità del Cliente e spazi a disposizione e tanti altri parametri più o meno marginali, infine consiglia la specie più adatta, con ottime possibilità di resa, minimo dispendio di manutenzione, possibilmente nessuna potatura e trattamenti chimici. Incredibile ma si può.
Pensate a quanti soldi si possono risparmiare evitando di impiantare una siepe di Leylandy, evitando di mettere una Magnolia grandiflora nel "giardino" di una villetta a schiera, un Tiglio a tre metri da casa o a margine di confine, una siepe di Prunus laurus cerasus che inevitabilmente si ammalerà di oidio e di fuoco batterico e chissà cos'altro obbligandovi a costose cure con molecole da agricoltura non consapevole.
Nel giardinaggio inevitabilmente ci sono delle mode ricorrenti, alle quali tutti si adeguano, guidati anche dalle disponibilità di mercato, che derivano da fattori a monte site nella produzione: Se nel mercato tira ad esempio la Photinia fraseri red robin, tutti produrranno tale specie, i vivai approvvigioneranno la photinia, tutti compreranno la photinia, avremo ovunque siepi di photinia, banalizzando l'ambiente, e quando finalmente la photinia stessa si ricorderà di essere una rosacea e pertanto sensibile anch'essa al fuoco batterico, altrettanto finalmente dovremo abbattere le siepi di photinia, come si sta facendo con il leylandy ed il lauro ceraso.
A questo punto mi aspetto la domanda: cosa può fare un poveraccio che deve organizzare il suo giardino o lo deve rifare ?
Prima di tutto in ogni caso evidentemente proprio poveraccio non è, secondo. si può chiaramente informare.
Su internet è facilissimo, basta digitare le parole giuste e non spaventarsi. Inoltre, anche senza dover spendere tanti soldi, qualcuno in grado di consigliarvi disinteressatamente in giro c'è. So di un vivaio dove
la progettazione ed i consigli sono normali.
Da parte mia posso suggerire di considerare alcuni fattori, a parte quelli sopra esposti:
-impianto idrico. Necessario nei primi tempi dell'impianto, ma considerate che spesso i maggiori problemi nel giardino si presentano per eccesso di irrigazione. (l'indigeno crede che tanta acqua d'estate sia la panacea di tutti i mali, ma non considera che qui in provincia il terreno è argilloso, non drenante, e quindi asfitico /digitare asfitico su internet o verificare de facto e di persona) Quindi :acqua sì ma cum grano salis
-siepi perimetrali. Sono importantissime non perché producono l'effetto "privacy" (inesistente e non conseguibile in città) bensì perché sono una barriera entomologica; se impiantate all'inglese -con tante e diverse specie- c'è sempre una fioritura in atto, o frutti, richiamo di farfalle e uccelli insettivori, se una specie muore, si sostituisce con altra diversa; la manutenzione è fattibile da chiunque; non c'è monotonia. Scusate se vi sembra poco.
-prato"inglese". Inutile dire che Modena non è sita in Inghilterra, né in Scozia, né tantomeno in Irlanda. Qui
il terreno si impantana alle prime piogge, si macera sotto la neve, si impoltiglia in primavera, tregua primaverile se va bene, poi crepa con fenditure di quattro dita in estate. Inoltre spesso nelle nuove costruzioni il terreno non solo è di riporto, ma e quello dello scavo profondo delle fondazioni della costruzione, sterile per definizione, che il costruttore adopera per economia e per seppellire le macerie derivate dalla costruzione: con tanti auguri per il poveraccio che deve ricavarci un "pratino" che deve essere verde per definizione, e dico "deve". Chiaramente anche qui impianto di irrigazione in funzione spesso e volentieri, in barba alla fisiologia delle plantule: consegue naturalmente la normale serie delle patologie da fungo. Mi sento
addosso la domanda di prammatica e rispondo: seminate la prima settimana di Settembre, tenete umida
la superficie quanto basta, e non abbiate tante fisime: Il miglior pratino ottenibile qui, è quello che potete trovare in una normale carreggiata di campagna (Se riuscite a trovarla)
-Piante ornamentali- mi auguro che possiate avere un vasto giardino, dove poter piantumare con querce, magnolie grandiflora, tigli, e tutte le essenze di prima grandezza che le teorie di alloctonia o autoctonia vi possono segnalare, ma se al contrario siete costretti in spazi attualmente e normalmente ristretti, adeguatevi
ed accontentatevi. Ci sono essenze di sviluppo limitato ed altamente decorative (esempio classico le magnolie decidue orientali) evitate i sempreverdi di grande sviluppo che chiudono la luce alle finestre nei mesi invernali, problema che non c'è con le specie decidue, soprattutto non piantate gli alberi di natale (abies picea) e senza nessun scrupolo, dato che normalmente tutti noi consumiamo giornalmente delle specie vegetali assimilabili fisiologicamente all'albero di natale.
-Verificate. mettetevi in grado di verificare quanto vi viene proposto dal vivaista ed anche dal giardiniere.
attualmente sono entrati nel giro due fattori micidiali: la motosega ed il cestello. Fra questi due elementi, catalizzati dalla ignoranza del cliente sulla fisiologia delle piante, si sono scatenate delle sinergie mostruose, ed i risultati sono ad esempio: Tigli trasformati in attaccapanni, Cedri trasformati in abeti con il vertice arrotondato, platani denaturati e resi irriconoscibili, pioppi massacrati in modo ignobile. Il concetto di base,secondo me logico quanto meno in un giardino privato è : se necessita di potatura grossa è ovvio che è stato commesso un errore di base , e la strategia ed il progetto sono sbagliati, ovvero proprio mancanti.
-Manutenzione: se avete soldi da buttare, ma non è più tempo, fate pure. Per me a seguito di un progetto ci deve essere anche il budget annuo di spesa per taglio erba, manutenzione ordinaria, costo previsto per acqua, costo eventuali trattamenti, concimazioni, e se c'è un eccetera mettetecelo voi.
-Imprevisti: ci sono comunque sempre, ma meno se ne incontrano meglio è -ovviamente- ma certamente un
minimo di progettazione ne schiva parecchi.
Quindi, per concludere, un minimo di progetto dovrebbe quanto meno evitare i problemi insiti nei fattori limitanti il giardinaggio, basta informarsi.
e come diceva Alfred.....buon divertimento
che davano la base del gusto e profumo alla nostra cucina, pure nel piccolissimo spazio concesso c'erano anche alcune specie di fiori. Dalie e garofanino non mancavano in tutti gli orti della borgata, hemerocallis fulva
erano presenti anche negli orti dei contadini (notoriamente poco inclini a certe mollezze) Garofano rosso ed ovviamente debitamente profumato e poche altre cose erano tutto il campionario registrabile e riscontrabile, almeno a mia memoria.
Poi è arrivato il" benessere" assieme al miracolo economico anni 60, sono apparse le prime riviste di giardinaggio ed i primi articoli propaganti mode in tutti i settori, giardino compreso. Chiunque potesse permettersi la "villetta" ha immediatamente preteso il "pratino all'inglese", il rododendro, la camelia, le azalee
e tutta una serie di specie provenienti da un mondo esotico che però deve fare i conti con elementi locali difficilmente controllabili. Mi riferisco al tipo di terreno, al tipo di acqua, ed al clima locali. Considerati anche con una certa tolleranza e faciloneria, ma soprattutto con una discreta ignoranza, queste presunte pretese e questi elementi locali continuano anche tuttora a falcidiare ogni anno migliaia di piante ornamentali.
Ovviamente nei vivai si trovano specie acidofile, semiacidofile, o specie che necessitano di climi freschi, altre che assolutamente necessitano di terreni scheletrati e fortemente drenati, e si potrebbero fare esempi chilometrici con nome e cognome di specie, ma difficilmente nei vivai il cliente viene avvertito delle necessità fisiologiche della specie che sta acquistando. Del resto il vivaista è per definizione colui che ha delle piante da vendere, e si potrebbe dire che più piante vengono buttate nei bidoni meglio è per la categoria.
A mio parere le cose stanno cambiando (molto lentamente) ed è merito di internet. Almeno così dovrebbe essere, data la facilità con cui ci si può informare attualmente; va anche ricordato che pure tempo addietro ci si poteva informare consultando testi normalmente disponibili, o affidandosi alla consulenza di un giardiniere.
Attenzione: occorre definire il termine, che non è sinonimo di vivaista e viceversa. Giardiniere è colui che, tenuto conto del terreno, clima, necessità idriche, disponibilità del Cliente e spazi a disposizione e tanti altri parametri più o meno marginali, infine consiglia la specie più adatta, con ottime possibilità di resa, minimo dispendio di manutenzione, possibilmente nessuna potatura e trattamenti chimici. Incredibile ma si può.
Pensate a quanti soldi si possono risparmiare evitando di impiantare una siepe di Leylandy, evitando di mettere una Magnolia grandiflora nel "giardino" di una villetta a schiera, un Tiglio a tre metri da casa o a margine di confine, una siepe di Prunus laurus cerasus che inevitabilmente si ammalerà di oidio e di fuoco batterico e chissà cos'altro obbligandovi a costose cure con molecole da agricoltura non consapevole.
Nel giardinaggio inevitabilmente ci sono delle mode ricorrenti, alle quali tutti si adeguano, guidati anche dalle disponibilità di mercato, che derivano da fattori a monte site nella produzione: Se nel mercato tira ad esempio la Photinia fraseri red robin, tutti produrranno tale specie, i vivai approvvigioneranno la photinia, tutti compreranno la photinia, avremo ovunque siepi di photinia, banalizzando l'ambiente, e quando finalmente la photinia stessa si ricorderà di essere una rosacea e pertanto sensibile anch'essa al fuoco batterico, altrettanto finalmente dovremo abbattere le siepi di photinia, come si sta facendo con il leylandy ed il lauro ceraso.
A questo punto mi aspetto la domanda: cosa può fare un poveraccio che deve organizzare il suo giardino o lo deve rifare ?
Prima di tutto in ogni caso evidentemente proprio poveraccio non è, secondo. si può chiaramente informare.
Su internet è facilissimo, basta digitare le parole giuste e non spaventarsi. Inoltre, anche senza dover spendere tanti soldi, qualcuno in grado di consigliarvi disinteressatamente in giro c'è. So di un vivaio dove
la progettazione ed i consigli sono normali.
Da parte mia posso suggerire di considerare alcuni fattori, a parte quelli sopra esposti:
-impianto idrico. Necessario nei primi tempi dell'impianto, ma considerate che spesso i maggiori problemi nel giardino si presentano per eccesso di irrigazione. (l'indigeno crede che tanta acqua d'estate sia la panacea di tutti i mali, ma non considera che qui in provincia il terreno è argilloso, non drenante, e quindi asfitico /digitare asfitico su internet o verificare de facto e di persona) Quindi :acqua sì ma cum grano salis
-siepi perimetrali. Sono importantissime non perché producono l'effetto "privacy" (inesistente e non conseguibile in città) bensì perché sono una barriera entomologica; se impiantate all'inglese -con tante e diverse specie- c'è sempre una fioritura in atto, o frutti, richiamo di farfalle e uccelli insettivori, se una specie muore, si sostituisce con altra diversa; la manutenzione è fattibile da chiunque; non c'è monotonia. Scusate se vi sembra poco.
-prato"inglese". Inutile dire che Modena non è sita in Inghilterra, né in Scozia, né tantomeno in Irlanda. Qui
il terreno si impantana alle prime piogge, si macera sotto la neve, si impoltiglia in primavera, tregua primaverile se va bene, poi crepa con fenditure di quattro dita in estate. Inoltre spesso nelle nuove costruzioni il terreno non solo è di riporto, ma e quello dello scavo profondo delle fondazioni della costruzione, sterile per definizione, che il costruttore adopera per economia e per seppellire le macerie derivate dalla costruzione: con tanti auguri per il poveraccio che deve ricavarci un "pratino" che deve essere verde per definizione, e dico "deve". Chiaramente anche qui impianto di irrigazione in funzione spesso e volentieri, in barba alla fisiologia delle plantule: consegue naturalmente la normale serie delle patologie da fungo. Mi sento
addosso la domanda di prammatica e rispondo: seminate la prima settimana di Settembre, tenete umida
la superficie quanto basta, e non abbiate tante fisime: Il miglior pratino ottenibile qui, è quello che potete trovare in una normale carreggiata di campagna (Se riuscite a trovarla)
-Piante ornamentali- mi auguro che possiate avere un vasto giardino, dove poter piantumare con querce, magnolie grandiflora, tigli, e tutte le essenze di prima grandezza che le teorie di alloctonia o autoctonia vi possono segnalare, ma se al contrario siete costretti in spazi attualmente e normalmente ristretti, adeguatevi
ed accontentatevi. Ci sono essenze di sviluppo limitato ed altamente decorative (esempio classico le magnolie decidue orientali) evitate i sempreverdi di grande sviluppo che chiudono la luce alle finestre nei mesi invernali, problema che non c'è con le specie decidue, soprattutto non piantate gli alberi di natale (abies picea) e senza nessun scrupolo, dato che normalmente tutti noi consumiamo giornalmente delle specie vegetali assimilabili fisiologicamente all'albero di natale.
-Verificate. mettetevi in grado di verificare quanto vi viene proposto dal vivaista ed anche dal giardiniere.
attualmente sono entrati nel giro due fattori micidiali: la motosega ed il cestello. Fra questi due elementi, catalizzati dalla ignoranza del cliente sulla fisiologia delle piante, si sono scatenate delle sinergie mostruose, ed i risultati sono ad esempio: Tigli trasformati in attaccapanni, Cedri trasformati in abeti con il vertice arrotondato, platani denaturati e resi irriconoscibili, pioppi massacrati in modo ignobile. Il concetto di base,secondo me logico quanto meno in un giardino privato è : se necessita di potatura grossa è ovvio che è stato commesso un errore di base , e la strategia ed il progetto sono sbagliati, ovvero proprio mancanti.
-Manutenzione: se avete soldi da buttare, ma non è più tempo, fate pure. Per me a seguito di un progetto ci deve essere anche il budget annuo di spesa per taglio erba, manutenzione ordinaria, costo previsto per acqua, costo eventuali trattamenti, concimazioni, e se c'è un eccetera mettetecelo voi.
-Imprevisti: ci sono comunque sempre, ma meno se ne incontrano meglio è -ovviamente- ma certamente un
minimo di progettazione ne schiva parecchi.
Quindi, per concludere, un minimo di progetto dovrebbe quanto meno evitare i problemi insiti nei fattori limitanti il giardinaggio, basta informarsi.
e come diceva Alfred.....buon divertimento
lunedì 15 ottobre 2012
le potature in politica
è autunno, tempo di potature. a questo scopo, nella Serenissima Repubblica Veneta (quella storica) era stato costituito un Funzionario Pubblico, con il compito di controllare e sforbiciare gli enti e le funzioni inutili, o che comunque non assolvevano debitamente il loro dovere, ovvero che in qualche modo rubavano. In questo ultimo caso la sforbiciatuta prevedeva sette anni ai ceppi sulle galere, a vogare, ma dopo avere rigurgitato tutto quello che avevano fagocitato. Molto giusto, ma non attuale in ordine di uso attuale, ma attuabilissimo se ce ne fosse la volontà.
C'è un detto che recita "chi maneggia il miele avrà sempre la tentazione di leccarsi le dita".
Io penso che chi maneggia i soldi altrui debba essere coperto da una polizza assicurativa "fidelity insurance"
visto che la società assicuratrice prima di emettere la polizza, farà i raggi x al tesoriere ( sopratutto se si tratta di un tesoriere di partito).
C'è un detto che recita "chi maneggia il miele avrà sempre la tentazione di leccarsi le dita".
Io penso che chi maneggia i soldi altrui debba essere coperto da una polizza assicurativa "fidelity insurance"
visto che la società assicuratrice prima di emettere la polizza, farà i raggi x al tesoriere ( sopratutto se si tratta di un tesoriere di partito).
lunedì 9 aprile 2012
città virtuose.
Chi gira per il mondo, e tiene gli occhi aperti, può riscontrare che nelle nostre contrade (modena) non siamo certo al top della pulizia e dell'ordine. Basta controllare quello che si puo' vedere ai margini dei fossi, delle autostrade, delle strade di tutti i tipi, e si possono catalogare porcherie di tutti i tipi. La cosa buffa e che a nessuno evidentemente importa il fatto che mentre da una parte si apre un museo a Ferrari, si ospitano uomini d'affari che frequentano le nostre industrie, si reclamizzino prodotti locali noti in tutto il mondo, che anche nella nostra piccola città ci siano comitive che vengono a vedere il nostro Duomo, poi tutta questa gente passi attraverso o di fianco alle amenità sopracitate. Di ritorno dai brevi viaggi fatti in svizzera, Germania, Austria, Croazia, la cosa si nota, eccome, ma forse i cittadini italiani e modenesi sono anestetizzati dal quotidiano abbruttimento. Per il sottoscritto c'è una responsabilità dei Signori Sindaci, che non si possono sottrarre per la solita motivazione della mancanza di fondi, ma anche da parte di altri organi della pubblica amministrazione (per esempio chi si occupa dell'igiene, i vigili ecc.)
Tanto per fare un esempio che tutti possono vedere: nel tronco a sud e nord della rotatoria su via Emilia nello spartitraffico in mezzo alle corsie, ci sono erbacce che sono secche da anni. Se andate in Croazia (e non ho detto la mitica Svizzera) potrete vedere gli operatori ecologici che tengono i più di 1000 Km di autostrada come e meglio di un giardino: non è questione di soldi, ma di testa. A quelli interessa di fare bella e buona figura, a noi non interessa un Kaiser.
Certo quando critichiamo la città di Napoli dovremmo prima guardarci intorno e morderci la lingua.
Tutto questo non c'entra con i giardini, ma con il senso estetico e la logica di sicuro sì.
Basterebbe che si aprisse una gara fra i sindaci della provincia di modena per vedere chi riesce a ripulire e mantenere pulito il territorio.
Basterebbe che quelli della pubblica amministrazione andassero all'estero, guardassero e (dato che è Pasqua e siamo buoni) provassero a vergognarsi di farci vergognare.
giovedì 26 gennaio 2012
in risposta ad un anonimo (foglie di magnolia)
caro anonimo con problemi di computer e anche con le foglie di magnolia, per il computer anche io sono impantanato e non posso aiutarti, ma per le foglie di magnolia la mia esperienza è questa: sono veramente cazzute. Per ridurle alla ragione ed utilizzarle ragionevolmente nel mio giardino (che per altro è molto simile ad un bosco, e a me va bene così) ho colonizzato il sottochioma della magnolia con delle liliacee, l'aspidistra elatior ed il liriops muscari, oltre al solito ophiopogon, che effettivamente si arrangiano, in virtù della loro vegetazione sufficientemente alta da fagocitare le foglie ed anche le pigne/frutto della magnolia. Se, come penso, si è un po più schizzinosi del sottoscritto, si può tranquillamente compostarle ammucchiandole sotto un cespuglione di prunus cerasus, o sotto la magnolia stessa se la chioma arriva a terra.. Per quelli ancora più perfezionisti, propongo la biotriturazione, che velocizza il processo di compostaggio.
NOTA BENE: il processo di compostaggio necessita -in ogni caso- di un grande apporto di azoto; se questo apporto non c'è, il processo sottrae l'azoto al terreno impoverendolo. Quindi il primo effetto dell'ammucchiare foglie e rami non è quello di concimare, ma al contrario in prima battuta si impoverisce il terreno. Solo dopo che i batteri, i colemboli, i funghi ed un altro mucchio di agenti con il relativo tempo necessario hanno rimineralizzato la massa vegetale, quello che resta è da considerarsi positivamente HUMUS: Avvertenza, se la massa vegetale ha una fermentazione veloce, la temperatura all'interno della massa può raggiungere facilmente i 60/70 gradi centigradi. Va chiarito che il ogni modo l'humus non è un concime, ma un ammendante.
Fine della trasmissione.
siepe informale di campagna
consiglio: prima di leggermi, e dato che sicuramente avete dimestichezza con la tastiera, provate ad esplorare quello che viene scritto digitando:
siepi informali- siepi di campagna.
il giardino dei semplici.
Giardino come ecosistema, le siepi/Giardini Eraldo Antonini.
siepe- Wikipedia.
ancora:leggete il libro delle Edagricole "le siepi in campagna"V:Ferrari e D:Ghezzi
dopo potrete prendere le decisioni opportune: Ma, brevemente, tutto si riduce a poche considerazioni:
le siepi come si intendono nelle applicazioni delle villette moderne sono monotone, monofitosi basate su specie di moda (leylandi, photinia, lauroceraso, agazzino ecc) con tutti i difetti evidenti a chiunque sappia leggere il paesaggio (monotonia di forma e colore, patologie diffuse, manutenzione gravosa ecc)
La siepe come la intendo io, anche nel caso di un piccolo giardino, deve essere composta da una continuità di piante di specie diverse per forma, natura, colori ecc. spaziando fra le decidue e le sempreverdi, fra il cespugliame da vivaio o nel caso di siepi di campagna fra le specie forestali assieme a quelle più decorative.
i vantaggi:il più importante:si autodifende dalle patologie,
-deciso aumento della biodiversità
-riduzione immediata di manutenzione ordinaria, mancando la potatura formale; quindi possibilità di gestire l'aspetto estetico in via privata.
-efficacia di barriera entomologica, essenziale nella protezione delle culture.
-efficace barriera antivento, con effetto riscontrabile anche a 15 volte l'altezza della siepe
-protezione e sviluppo insetti pronubi, vantaggio decisivo negli impianti fruttiferi
-alimentazione ed albergo nidi avifauna entomofaga.
-non necessità di trattamenti anticrittogamici ed insetticidi
-eventuale possibilità di biomassa per produzione energetica .
-fioriture diverse ed estese per lunghi periodi, con mellifere importanti.
-produzione di frutti impossibili da reperirsi normalmente sui mercati, ma attualmente all'attenzione di un vasto target di clientela.
-nel caso di aziende agricole, adeguamento alle regole comunitarie, e possibilità di creazione di un percorso
didattico assolutamente in linea con le attuali tendenze scolastiche.
tutto questo non mi sembra poco, ma ci sono altri aspetti che non voglio analizzare per non essere noioso,
a partire dai costi - se visitate il sito Vivaio forestale scodogna, boschi di carega, Parma- vi renderete conto che una siepe di campagna di cento metri può costare molto meno che una siepe di villetta a schiera, quindi, come diceva quel tale "meditate gente, meditate"
segue un lungo elenco di specie, dal sottoscritto testate, ma va sottolineato che per il loro impiego vanno considerate alcune variabili essenziali: risorse idriche disponibili (indispensabili per il primo anno) situazione locale, caratteristiche pedologiche,eventuale necessità di recinzione, possibilità finanziarie, impegno di manutenzione dipendente dalla lunghezza e anche dalla larghezza a regime della siepe stessa, ma soprattutto il grosso problema è culturale, ripeto culturale, e consiste nell'abbandono del chiches italico di siepe con relativo carico di "concetti" tipo la privacy e giardino all'italiana con elementi topiati ecc.
Altro consiglio agli utenti di internet: digitate Paghera, Lonato, brescia- vedrete che quel progettista ha solo siepi miste all'inglese e informali, e non è l'ultimo arrivato......
L'elenco.
acero campestre, monspessulanum etc.
sambucus nigra (essenziale per la lotta entomologica)
ulmus campestris
prunus:ramassin, mirabelle, mirabolani,spinosa,avium,damascene,cerasus acido, etc.
mespilius germanica
corylus avellana
pyrus silvestris, pyraster, cordata, spinosa, nivalis etc
malus,campanino, sylvestris 005jgp, holzapfel,crabapple, floribunda, communis,sieversii, baccata, dasyphilla
eleagnus umbellata, ebbingei, pungens, multiflora
viburnum opulus, lantana
cydonia oblonga
cornus mascula, sybirica,, sanguinea
rosa canina, rose da bacca, tutte le rose cespuglianti, rosa mutabilis sinensis, etc
quercus pubescens etc
euonimus europeaus
buxus sempervirens
budleya davidii
carpino ed ostria carpinifolia
ilex aquifolium
celtis europeaus
paliurus spinaCristi
lonicera fragrans, xilostemum
pyracanta coccinea
lygustrum ovalifolium, japonicun, vulgaris
Syringa vulgaris (ma si porta dietro l'oidium)
amelanchier edulis
berberis vulgaris (ma si porta dietro la ruggine)
Rhamnus catarticus
NOTE:è praticamente impossibile trovare tutte queste specie nello stesso vivaio, ma cercando e con un pò di tempo se ne trova anche di più.
In Emilia è proibito il commercio del crataegus (biancospino) e dell'azzeruolo, sorbi e simili per legge regionale di controllo della patologia del fuoco batterico.
raccomandato ovviamente uno scasso profondo d'impianto e relativa concimazione di fondo, e dato che per lo più sono specie vendute a radice scossa, la messa in opera è opportuna sia fatta ad inizio inverno.
buon divertimento.
siepi informali- siepi di campagna.
il giardino dei semplici.
Giardino come ecosistema, le siepi/Giardini Eraldo Antonini.
siepe- Wikipedia.
ancora:leggete il libro delle Edagricole "le siepi in campagna"V:Ferrari e D:Ghezzi
dopo potrete prendere le decisioni opportune: Ma, brevemente, tutto si riduce a poche considerazioni:
le siepi come si intendono nelle applicazioni delle villette moderne sono monotone, monofitosi basate su specie di moda (leylandi, photinia, lauroceraso, agazzino ecc) con tutti i difetti evidenti a chiunque sappia leggere il paesaggio (monotonia di forma e colore, patologie diffuse, manutenzione gravosa ecc)
La siepe come la intendo io, anche nel caso di un piccolo giardino, deve essere composta da una continuità di piante di specie diverse per forma, natura, colori ecc. spaziando fra le decidue e le sempreverdi, fra il cespugliame da vivaio o nel caso di siepi di campagna fra le specie forestali assieme a quelle più decorative.
i vantaggi:il più importante:si autodifende dalle patologie,
-deciso aumento della biodiversità
-riduzione immediata di manutenzione ordinaria, mancando la potatura formale; quindi possibilità di gestire l'aspetto estetico in via privata.
-efficacia di barriera entomologica, essenziale nella protezione delle culture.
-efficace barriera antivento, con effetto riscontrabile anche a 15 volte l'altezza della siepe
-protezione e sviluppo insetti pronubi, vantaggio decisivo negli impianti fruttiferi
-alimentazione ed albergo nidi avifauna entomofaga.
-non necessità di trattamenti anticrittogamici ed insetticidi
-eventuale possibilità di biomassa per produzione energetica .
-fioriture diverse ed estese per lunghi periodi, con mellifere importanti.
-produzione di frutti impossibili da reperirsi normalmente sui mercati, ma attualmente all'attenzione di un vasto target di clientela.
-nel caso di aziende agricole, adeguamento alle regole comunitarie, e possibilità di creazione di un percorso
didattico assolutamente in linea con le attuali tendenze scolastiche.
tutto questo non mi sembra poco, ma ci sono altri aspetti che non voglio analizzare per non essere noioso,
a partire dai costi - se visitate il sito Vivaio forestale scodogna, boschi di carega, Parma- vi renderete conto che una siepe di campagna di cento metri può costare molto meno che una siepe di villetta a schiera, quindi, come diceva quel tale "meditate gente, meditate"
segue un lungo elenco di specie, dal sottoscritto testate, ma va sottolineato che per il loro impiego vanno considerate alcune variabili essenziali: risorse idriche disponibili (indispensabili per il primo anno) situazione locale, caratteristiche pedologiche,eventuale necessità di recinzione, possibilità finanziarie, impegno di manutenzione dipendente dalla lunghezza e anche dalla larghezza a regime della siepe stessa, ma soprattutto il grosso problema è culturale, ripeto culturale, e consiste nell'abbandono del chiches italico di siepe con relativo carico di "concetti" tipo la privacy e giardino all'italiana con elementi topiati ecc.
Altro consiglio agli utenti di internet: digitate Paghera, Lonato, brescia- vedrete che quel progettista ha solo siepi miste all'inglese e informali, e non è l'ultimo arrivato......
L'elenco.
acero campestre, monspessulanum etc.
sambucus nigra (essenziale per la lotta entomologica)
ulmus campestris
prunus:ramassin, mirabelle, mirabolani,spinosa,avium,damascene,cerasus acido, etc.
mespilius germanica
corylus avellana
pyrus silvestris, pyraster, cordata, spinosa, nivalis etc
malus,campanino, sylvestris 005jgp, holzapfel,crabapple, floribunda, communis,sieversii, baccata, dasyphilla
eleagnus umbellata, ebbingei, pungens, multiflora
viburnum opulus, lantana
cydonia oblonga
cornus mascula, sybirica,, sanguinea
rosa canina, rose da bacca, tutte le rose cespuglianti, rosa mutabilis sinensis, etc
quercus pubescens etc
euonimus europeaus
buxus sempervirens
budleya davidii
carpino ed ostria carpinifolia
ilex aquifolium
celtis europeaus
paliurus spinaCristi
lonicera fragrans, xilostemum
pyracanta coccinea
lygustrum ovalifolium, japonicun, vulgaris
Syringa vulgaris (ma si porta dietro l'oidium)
amelanchier edulis
berberis vulgaris (ma si porta dietro la ruggine)
Rhamnus catarticus
NOTE:è praticamente impossibile trovare tutte queste specie nello stesso vivaio, ma cercando e con un pò di tempo se ne trova anche di più.
In Emilia è proibito il commercio del crataegus (biancospino) e dell'azzeruolo, sorbi e simili per legge regionale di controllo della patologia del fuoco batterico.
raccomandato ovviamente uno scasso profondo d'impianto e relativa concimazione di fondo, e dato che per lo più sono specie vendute a radice scossa, la messa in opera è opportuna sia fatta ad inizio inverno.
buon divertimento.
mercoledì 25 gennaio 2012
potature selvagge
ho digitato queste due parole su google, e sono saltati fuori un diluvio di siti,un sacco di gente incazzata per questo problema diffuso su tutto il territorio Italiano. quindi mi sono passato quasi tutti i siti, ed ho scoperto che è costante una componente politicizzata. Pertanto, prima che qualcuno mi attribuisca una qualche colorazione (che sarebbe assolutamente fuori luogo) o quanto meno mi classifichi tra quelli del WWF o della LIPU o altre associazioni ambientaliste, dichiaro esplicitamente che per me la motivazione della "lamentazio" è dovuta semplicemente al fatto che considero idiota la potatura cosidetta selvaggia, non mi imbranco con nessun movimento più o meno estremista e non ho nessuna intenzione di promuovere una qualsiasi crociata. Del resto le mie motivazioni sono ben chiaramente espresse sui primi post.
Ma per non perdere l'abitudine di rompere le palle, mi viene da sottolineare che buona parte della questione potature più o meno selvagge deriva da un semplice arnese : trattasi della motosega, versione diciamo miniaturizzata. Le prime motoseghe erano attrezzi enormi e pesanti, pensati per boscaioli giganteschi che dovano abbattere in foresta alberi altrettanto giganteschi. Poi l'industria ha fatto la inevitabile pensata di ridurre le misure e soprattutto ha creato una motosega che si può brandeggiare con una sola mano (tipo ferro da stiro) e naturalmente anche i costi sono stati ridotti, per cui chiunque abbia un cestello o l'incoscienza Kamikaze di salire su una scala con una motosega, si sente autorizzato a tagliare. E qui cominciano i noti casini, a partire dal fatto che un taglio fatto con la catena è normalmente sfrangiato, e favorisce l'ingresso alle patologie, ma soprattutto dato che si fa molto meno fatica che adoperare una sega manuale adeguata, non stanno tanto a guardate se il taglio è di ritorno e se la sezione viene fatta all'anello di commiato, ecc.ecc. Metti poi che qui da noi il committente privato alla fine del lavoro pretende di vedere a terra la "mucchia" dei rami che deve comprendere anche le ramificazioni più grosse ed ovviamente anche le branche, altrimenti che potata è??? ed il gioco è fatto. Nei nostri giardini finché la gestione è quella che si vede in giro non avremo alberi veri, ma solo mutilati.
Fra i siti ispezionati, ho notato quello della città di Parma, nel quale è inserito il regolamento della gestione del verde, compreso quello privato. Tecnicamente ineccepibile, complimenti, sarebbe bene che anche i responsabili degli altri comuni (anzi delle Regioni, almeno l'Emilia/Romagna) ci facessero più di un pensierino: Come al solito Non ci sarebbe nulla da inventare, che non sia anche già stato collaudato. Amen.
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