mercoledì 12 novembre 2014

PIANTE VELENOSE


Le notizie date in questo incontro provengono da un testo francese di Jean Brunetton- Plantes Toxique, vegetaux dangereux pour l'homme et les animaux.

Di questi tempi nelle riviste ed in genere sui Media viene dato per scontato la conoscenza di un vasto numero di piante commestibili in natura, ma in effetti la casistica riportata sul testo suddetto smentisce, riportando cifre ufficiali del tipo : negli stati Uniti nell'anno 1994 sono stati registrati 103.616 casi di incidenti con le piante, e la tendenza è all'aumento.
Così si scopre che non solo nei boschi, ma nei nostri giardini e dentro le nostre case è possibile avere problemi anche gravi.
Escludiamo qui il problema funghi, e procediamo per specie appartenenti alla stessa famiglia, ma teniamo in considerazione l'effetto globalizzante attuale, per cui in casa ci troveremo una GLORIOSA Superba
acquistata sui cataloghi olandesi, ma proveniente dal Malabar ed Africa, con forti contenuti di colchicina, o molto più frequentemente la DIEFFENBACHIA (aracee)
che nei paesi d'origine compare in ricette di alcuni veleni per freccie, e che comunque può provocare dermatiti per semplice contatto, ed edemi in caso di ingestione (arpioni di ossalato di calcio)
Ovvio che per lo più il pericolo è per i bambini, ed al limite per gli animali domestici (anche se per la verità di solito gli animali conoscono il pericolo anche delle piante esotiche)
Normalmente la pericolosità di un veleno è  data dalla quantità ingerita, è noto che in Omeopatia sono frequentemente usati principi a base di specie fortemente tossiche (aconitum, brionia, veratrum ecc)
In termini tossicologici "Tossico" si collega ad esempio alla Digitalis, Belladonna, veratrum ecc, potenzialmente mortali, ma fortunatamente i disagi legati a piante tossiche sono nelle nostre regioni relativamente pochi, anche se i danni spesso sono multipli: allergie respiratorie, dermatiti, fotosensibilizzazioni, aggressioni da spine e bordi fogliari taglienti ecc: anche questi sono "danni vegetali".
L'obiettivo principale di questo incontro è creare dei dubbi più che delle certezze (cosa demandata alle riviste ) soprattutto cercare di prevenire ingestioni improprie, evitare i rischi di una automedicazione incontrollata a mezzo di piante (che spesso viene negata e nascosta al medico cui ci si rivolge)
Un dato statistico:Il 79% dei casi coinvolge giovani - di cui il 50% inferiore a a TREanni-
Una volta su due si tratta di problemi gastro/intestinali, una volta su dieci Cardiovascolari e cutanei.
Fra gli adulti un 13% dei casi è risultante da un tentativo di suicidio.
Nessun caso risulta a carico delle Suocere, evidentemente mitridatizzate
Le vittime sono spesso sotto i tre anni, spesso per ingestione di bacche.
In conclusione : i casi di avvelenameno sono tutt'altro che rari, e va sempre bene quando non capitano in famiglia.
Sono generalmente senza conseguenze, anche perchè generalmente il veleno vegetale è fortemente amaro, e quindi difficilmente se ne ingerisce molto, spesso è disgustoso (ma non sempre: Arum, dulcamara)
Gli incidenti più frequenti sono per contatto su cute e mucose:
-Orticaria indotta da peli urticanti, o lattice (euphorbiacee ed attualmente Rincospermum)
-Irritazione primaria meccanica, spine, concrezioni minerali (aracee), o chimiche (Thimeleacee) linfe di ranuncoli ecc.
-Fototossicità: apiacee, rutacee (iperico) moracee ( linfa del fico)
-Incidenti per ingestione: quasi sempre è un atto volontario dell'adulto, che cucina una pianta che ritiene commestibile (liquore di veratrum scambiato per Genziana Lutea) o che ritiene salutareNota Bene:l'infuso prolungato di frutti tipo bacche di Prunus Laurus Cerasus in alcool estrae Amigdalina, che a livello acidi dello stomaco sviluppa acido prussico. E tanto per non dare tutto per scontato, l'Ocimum Basilicum del pesto alla genovese, se viene utilizzato nelle sue prime 4-5 foglie è seppure leggermente tossico, in quanto per autodifesa dagli animali erbivori elabora tossine che successivamente scompaiono. Per inciso e per esperienza personale, se avete un giardino dove ci sono animali brucatori (caprioli ecc) metteteci tutte le labiate che potete ( menta, timo, salvia,monarda ecc)
Attualmente l'uso a fini alimentari e salutistici, indotto dal bisogno di autenticità, ritorno alla natura, semplice curiosità ecc, porta molta gente a consumare specie selvatiche.
Vengo da una famiglia che abitava in campagna, quindi le normali piante che venivano raccolte soprattutto in primavera le conosco, ma qui vorrei sapere chi conosce il Tragopogon (barba di becco) e chi saprebbe oggi trovare la Intibus Cicorium, e ancora di piu' il crescione, specie che ormai appartengono alla archeologia botanico/gastronomica; Eppure in alcune regioni è ancora possibile trovare nei mercati delle misticanze molto complesse, ma occorre essere capaci di identificare con sicurezza e correttamente le specie, ma soprattutto convincersi che non tutto quello che è naturale è anche automaticamente benefico e non dannoso.
L'errore di identificazione è all'origine di incidenti di gravità variabile, esempio:
bulbi di ornitogallum scambiati per Muscari comosus
bacche di Paris quadrifolia e di Belladonna scambiati per Mirtillo
radice di rafano (armoracia rusticana) scambiato per radice di Fitolacca decandra
ma soprattutto scambiare la genziana lutea con il veratro è potenzialmente mortale.
Anche il non rispetto per le antiche norme di cucina che permettevano a popolazioni povere di fruire di piatti gustosi (germogli di clematis vitalba, germogli di fitolacca) spesso sono disattese.
Spesso nelle riviste e pubblicazioni periodiche sono trascurati i dosaggi relativi all'uso di alcune specie, ed il mercato relativo alla medicina naturale ed allopatica, in forte aumento e che sollecita la curiosita di un pubblico sempre più vasto, non considera che anche una pianta benefica può essere causa di errori di dosaggio e quindi di danno. In Farmacia è facile vedere ceramiche antiche con scritte tipo Atropa belladonna, Jusquamo, e di solito in farmacia non si vendono veleni, si spera, l'unica differenza è il sapiente dosaggio, ed il risultato che si vuole ottenere.
Vediamo ora cosa si può facilmente trovare nel giardino di casa o dentro casa:esposizione per famiglie botaniche.
TAXACEE. taxus bacata, commestibile solo l'arillo rosso, i resto è fortemente tossico-sacro in tutte le religioni, (è citostatico :Taxolo)
AMARILLIDACEE:Narcissus, Galanthus, Leucoljum,Steibergia ecc grossi complessi di alcaloidi, anche dermatiti da contatto
'APIACEE-3000 specie, molto omogenee anatomicamente, ma per questo molto difficili da identificate con precisione.Daucus Carota,Sedano, Coriandolo, Prezzemolo, Anegelica tutti li conosciamo: ma fuori dall'orto di casa ce ne sono migliaia di specie e sottospecie estremamente pricolose (cicuta, Conium Maculatum -Socrate) che inducono alla massima attenzione
APOCINACEE.180 Generi,1300 specie- da noi frequenti sono Vinche e Nerium Oleander:quest'ultimo è conosciutissimo, ma la Vinca non tanto, essa è carica di alcaloidi con i quali si può decollare e volare, ma risulta molto pericoloso l'atterraggio.
ARACEE- nei bosci Arum ed Asarum; in casa Zantedeschia, colocasia, anthurium, dieffenbachia, monstera, Philodendron, spatifillum, syngonium, ci portano in casa foglie esuberanti ma anche una bella collezione di arpioni di ossalato di calcio. Da ricordare che l'ARUM è frequente e portato anche nei giardini, e dopo l'infiorescenza matura una spiga di bacche colorate e dolciastre, attraenti ma piene di arpioni, e conseguente forte irritazione di cavo orale e faringe,
ARALIACEE-da noi Edera, assunzione di bacche significa vomito e diarrea, in casa abbiamo schefflera e fatsia Japonica
ASTERACEE-compositae,21000 specie, divise in 1300 generi, fra i buoni di famiglia ci sono i girasoli, il carciofo, le cicorie, ma i cattivi sono parecchi di più, a partire dai Seneci, le cinerarie, il doronico sui ns monti, la ligularia nei giardini. A proposito del senecio, citato spesso come rimedio medicinale, ha condotto spesso a severe intossicazioni: Spesso contamina i raccolti dei cereali con alcaloidi epatotossici
BERBERIDACEE: Mahonia , crespino (che in alcune specie il frutto viene usato come colorante), Nandina domestica (bacche provocano fastidi intestinali)
BORRAGINACEE-foglie tipicamente ispide, molto comuni. Pulmonarie, Consolide, Myosotis, Bouglosse ecc: l'unica pericolosità è dato dall'abuso della Consolida e del Symphitum Officinalis, per la presenza di alcaloidi epatotossici, peraltro rintracciabili anche nella citatissima ovunque Borraggine. Consiglio vivamente di approfondire l'argomento Borragine, e garantisco sorprese.
CAPRIFOLIACEE-Madreselva Lonicera, caprifolio, Viburnum Lantama, Sambubus Nigra, Symphorina-mali di pancia e malessere diffuso.
CUCURBITACEE-tutti conosciamo quelle utilizzate in cucina, alcune elaborano sostanze citotossiche ed inibenti la replicazione cellulare e quindi di grande interesse: La BRIONIA retica ssp DIOICA, lianiforme e comune in tutta Italia, produce frutticini rossi attraenti, contiene una proteina tossica(Briodofina) presente in tutti gli organi della pianta:Venita utilizzata dai mendicanti per procurarsi piaghe semipermanenti al fine di impietosire i passanti.
ECBALLIU/M ELATERIUM- cocomero asinino, il liquido che sprizza in pressione è purgativo, ma in alcuni paesi viene usato per instillazione diretta per la sinusite, ma in uso esterno causa una irritazione severa della pelle, infiammazione severa ed edema, conseguenze anche gravi, meglio usare il Wiks Vaporub
ERICACEE- a parte il mirtillo, le altre ericacee sono tossiche , a partire dal rododendro, azalea, erica, calluna, tanto da contaminare anche il miele in caso fi forti presenze (asiago)
EUPHORBIACEE-300 generi, 8000 specie. Normalmente -ma non tutte- secernono un lattice caustico per le mucose. La stella di natale(Euphorbia pulcherrima), ed il Codiaeum detto anche Croton. anche il Ricinus Communis è della famiglia: Normalmente irritanti per la pelle e mucose, sono per la maggior parte induttrici di carcinomi. Altre devono la tossicità alla presenza di lecitine pericolose (ricino, dal quale si estrae la ricina).Le euforbie indigene sono erbacee dal succo lattiginoso, fiori verdastri e infiorescenze complesse, tutte elaborano diterpeni tossici, attenzione agli schizzi nell'occhio.
LEGUMINOSE-650 generi, 17.000 specie-fagioli, soia, piselli ecc.Nella nostra flora abbiamo il Laburnum anagiroides, ma anche Spartium jiunceum, Cytisus scoparius, genista odorosa (Cytisina) ma anche WISTERIA Sinensis tossico soprattutto nei semi
FAGACEE-Quercus, Fagus, Castanea. Le castagne ovviamente sono commestibili, ma dopo cottura per eliminare le saponine termolabili
LILIACEE-vasta famiglia, che offre molti prodotti utilissimi, dall'aglio in poi, ma anche con tanti derivati da piante selvatiche. Ad esempio dalla mortale colchicina del colchicum autumnalis si ha una medicinale contro la gotta, un vasoprotettore dal Ruscus aculeatus, topicidi dalla Scilla Urginea, ecc. Attualmente la famiglia è divisa in almeno 22 gruppi tassonomici(esempio:alliacee, asparagacee, amarillidacee, ecc)ma per noi in questa sede si segue la classificazionediciamo vechia, quindi sono tutte liliacee. A proposito del Colchicum autumnalis, in qualche zona è detto falso zafferano, equivoco pericoloso per gli effetti della colchicina, che è un veleno tutt'altro che blando.anche il veratrum, di cui già detto, frequente nei pascoli di quota, ma opportunamente schivato dalle bestie al pascolo, è una liliacea, come pure il mughetto, tipico dei luoghi ombrosi e freschi, è tossico in tutte le sue parti, esclusa la polpa dei frutti.
PAPAVERACEE-l'industria farmaceutica usa molti composti estratti da papaveracee, da questa famiglia sono estratti centinaia di alcaloidi. Localmente abbiamo il Chelidonium Maius, tipico dei macereti e delle siepi, conosciuto come "erba dei porri" per la sua azione efficace sulle verruche. Dalle prime colline in primavera si può reperire la Coridalis ava, che già nel neolitico era usata per il veleno delle freccie
PHITOLACCACEE, della fitolacca abbiamo già detto. E' tossica nella enorme radice, i nativi americani la utilizzavano per gli effetti purgativi, conoscendone i dosaggi
POLIGONACEE- frequente ed infestante nei campi c'è il RUMEX MAIOR, con varie sottospecie. Tutte contengono acido ossalico, dannoso per i reni: Quando non c'erano prodotti di pulizia aggressivi come gli attuali era usato per pulire gli oggetti di rame.
PRIMULACEE-circa 800 specie, cosmopolita, e quelle spontanee non presentano problemi, salvo contenuti esigui di saponine. Nelle riviste inseriscono fiori e foglie nelle insalate ecc. Io preferisco i rapanelli.Le varietà coltivate possono dare delle dermatiti. Anche il ciclamino è una primulacea, e soprattutto le parti ipogee contengono delle saponine.
RANUNCOLACEE. circa una quarantina di generi e 1800 specie, tutte senza interesse alimentare e tutte più o meno tossiche. Aconitun napellum. Il principio generale è l'aconitina, In zona è possibile trovare L'aconitum napellum, l'a.vulparia Dose mortale media 3 milligrammi di sostanza attiva. Nei giardini è frequente il Delfinium, specie orticola comunque pericolosa. Le ranuncolacee con principio attivo la protoanemonina sono: i ranuncoli (pratensis, acris, bulbosus, repens ecc) peraltro a veleno termolabile con semplice fienagione, di solito azione irritante le mucose, meno sull'epidermide. La Vitalba è ubiquitaria, veniva raccolta in primavera, ripetutamente sbollentata e cucinata spesso con le uova, un piatto povero, meglio una frittata di foglie di cipolla. Gli Ellebori,foetidus e niger, ed attualmente tutta una serie di orientali decorativi, davvero difficile poterli mangiare. Gli Anemoni (nemorosa) diffusi e frequenti nei boschi anche di collina, LaPaeonia Officinalis, che come dice il nome è usata in medicina, ed in oriente entra in certi tè, ma è sempre una ranuncolacea.........
ROSACEE-diffusissime e produttori di frutta alimentare. In questa famiglia il pericolo è nelle mandorle dei semi, per il contenuto a volte elevato di amigdalina. E' l'amaro dei semi di pesco, ciliegio, albicocco. Attenzione a scaricare dall'infusione in alcool il laurino, non mangiare bacche di cotoneaster, photinia, amelanchier, sorbus, ma anche semi di mela, pera ecc.
SCROFULARIACEE-l'unica specie locale è la digitalis lutea, ma nei giardini è frequente la purpurea e cultivar varie. Il principio è la digitalina, cardiotonico. Personalmente ho notato una pericolosa somiglianza nella rosetta basale primaverile fra la digitalis purpurea e certe pulmonarie.
SOLANACEE-circa 2000 specie. Conosciamo tutti le specie alimentari, patata, pomodoro, melanzana, peperone, nelle quali SOLO il frutto non è tossico, il resto della pianta si!!!
in pianura è facile trovare il Solanum Capsicoides, fuori e dentro i giardini naturalizzato ovunque. Nei boschi e negli incolti è frequente il Solanum Dulcamara perenne, ed il Solanum Nigrum annuale. Entrambi portano bacche, frequente causa di mali di pancia e vomito, la tossina è più presente nei frutti acerbi, meno in quelli maturi.
Altra storia per la Datura stramonium, frequente negli incolti, ma portata anche nei giardini per i suoi fiori a tromba bianchi. E' una delle erbe delle streghe, e degli sciamani del grande nord che con la loro iniziazione ne conoscevano i dosaggi ed i pericoli, per cui riuscivano ad atterrare senza molti inconvenienti.
Anche la Atropa belladonna è una solanacea, bella, interessante e pericolosa.
Utile ricordare che in questa famiglia c'è anche la Nicotiana Tabaccum, e che la nicotina in purezza è il veleno che uccide con la minore quantità necessaria.
VERBENACEE- nei nostri giardini abbiamo la Lantana Camara, che non sopravvive al freddo invernale, ma arriva a produrre bacche nere e tossiche. Inoltre al contatto produce dermatiti.
Finalmente abbiamo finito, ma vale la pena di dare un'occhiata ad una statistica del centro antiveleni europei, dove compaiono anche specie non considerate sopra:
laburnum anagiroides 553, sorbus aucuparia 368, mahonia 326,cotoneaster 284,lonicera 244, piracantha241, taxus166, solanum capsicoides150, lathirus odorosum 144, symphoricarpus 141,ligustrum 133, prunus laurocerasus 108, phaseolus104, daphne 96, physalis 91,philodendron monstera 71, ilex 64, euphorbia pulcherrima 62,viscum 57, berberis 53,dieffenbahia 50, sambucus 48, atropa 47, solanum nigrum e dulcamara 45, viburnum 43, solanum tuberosum 42,arum 41, aesculus 34, euonimus 27. Questo, in un arco di tempo di 15 anni in Germania.
Altra statistica del centro di Zurigo, e per un periodo di 6 anni, e non per essere noiosi:
cotoneaster 381, mahonia 318, pyracantha 241, lauroceraso 230, sorbus aucuparia 227, lonicera 175, phisalis 170, solanum 163, taxus 159, convallaria 146, laburnum 109, viscum108, daphne 97,arum 97, atropa 92, berberis89, ilex 88, euphorbia 71, sambucus 66, dieffenbachia 63, cornus 58, tulipa 57, symphoricarpus 57,philodendron 56, viburnum 50, ligustrum 50, narcissus32, aesculus 30, euonimus 25, inoltre e cosa ancora più significativa: per piante non identificate 235 casi, per MISTO di piante 1.108 casi.

Personalmente penso che uno di questi capitato ad uno dei miei nipoti, sia una ipotesi da non far dormire alla notte.

P.S.dimenticavo la parola magica: MISTICANZA....... è una parola magica ed affascinante che introduce in un mondo naturalistico/gastronomico, ma anche in una situazione da trattare con molta oculatezza. Non è difficile pensare e supporre che in una serie di piante raccolte magari da più persone venga mascherato e mimetizzato qualche intruso. Personalmente non mi fido, e comunque si dovrebbe ogni volta citare quella Preghiera che dice:


Signore, benedici questo pasto, e proteggici non solo dai conservanti, coloranti, antifermentativi ecc che inconsapevolmente ogni giorno ingurgitiamo, ma anche da tutte le tossine, alcaloidi, glucosidi cianogeni, amigdaline ecc.ecc. che stiamo per assumere.

lunedì 29 settembre 2014

oltre quota 1000, esperienze personali

 Ovviamente la logica del giardinaggio viene modificata dalla quota altitudinale.
Già a scuola si imparava (ai miei tempi) che per ogni duecento metri di quota era come guadagnare un grado di latitudine, il ché per un modenese significa che a quota 1000 è come essere in Germania, ma con l'esperienza pratica si sommano ulteriori complicazioni, dovute all'ambiente. Chiaro che si riscontrano anche impliciti vantaggi, ad esempio l'evidente fatto del drenaggio dovuto alle pendenze, ed anche il clima fresco ed arieggiato, l'ottimale ph dell'acqua e spesso anche del terreno, ma occorre fare i conti con fattori decisamente incontrollabili.
-il periodo delle gelate inizia regolarmente verso il 13/15 ottobre, e finisce quando va bene verso fine aprile; significa circa un ritardo di trenta giorni rispetto alla pianura padana in primavera, ed un conseguente anticipo di trenta giorni dell'autunno. In pratica non esistono quattro stagioni, ma due: una lunga primavera ed un lungo inverno, infatti le normali violette odorose sono presenti fino alle prime gelate.
-Manto nevoso. Purtroppo attualmente la copertura nevosa è presente per brevi periodi (rispetto a tempi anche abbastanza recenti) il ché significa che il gelo aggredisce negativamente anche specie assolutamente autoctone (vaccinium mirtillus) disseccando le cime fiorifere non protette, ed ovviamente danneggiando le specie orticole non proprio autoctone, apportate per puro spirito di giardinaggio.
-Le gelate tardive sono frequenti e normali, né ci sono grandi possibilità di microclimi favorevoli, a parte il lato sud delle abitazioni, che offre a volte possibilità di vita ad uno scarno rosmarino. In venti anni di esperienze, ho sempre visto fantastiche fioriture di amarene e visciole, ma non ho mai raccolto frutti.
-Vento:forte o debole può insistere per parecchie giornate, disseccando in superficie, e soprattutto portando e spostando montagne di foglie secche  (di faggio soprattutto, ma anche di conifere) Inoltre nelle faggete opera una funzione di pulizia, facendo cadere rametti ma anche grosse branche  secche dai palchi inferiori abbandonati (non passeggiate in faggeta se c'è vento, o se lo fate mettete un caschetto)
-Nebbia: veramente si tratta di una nuvola dentro la quale vi trovate improvvisamente. Per il giardinaggio significa passare da una umidità normale ad un quasi 100% e se avete delle specie sensibili all'oidio conviene mettere mano all'anticrittogamico, in fretta.
-Scirocco. Le specie impiegate sono spesso amanti del fresco, una sventagliata di scirocco può durare anche più giorni, col risultato di seccare, considerato che spesso la casa in montagna è una "seconda casa" e che anche un buon impianto di irrigazione non ovvia a fattori di questo tipo.
-Gelicidio:un fenomeno raro in pianura, frequente in quota. La neve si blocca e ghiaccia sui rami degli alberi,
aumenta eventualmente con ulteriori nevicate, e con un rinforzo di vento il peso di cima  schianta i rami anche di grossa sezione. Di solito il fenomeno interessa un'area delimitata proprio dalla quota, guardacaso quota 1000. Ovvio che tutti i sentieri sono bloccati fino a primavera col disgelo, i quindi occorre lavorare di motosega e di pennato, ma niente paura, è un normale sistema di rinnovo della vegetazione alta, assolutamente naturale.
Fino qui è tutto dipendente dal clima, ma ci sono elementi sia antropici che dipendenti dalla fauna.
-elementi antropici: se la proprietà è isolata, magari senza possibilità di recinzione (in omaggio al fatto che in montagna i recinti danno fastidio, se intesi come s'intendono in pianura) spesso succede che alcune piante di piccola taglia scompaiono, rapinate da personaggi veramente poco civili, e guardacaso quasi sempre in periodo di raccolta funghi, ma forse è un malpensare da parte mia
-fauna locale: due grosse distinzioni, ungulati e roditori.
va detto che gli ungulati in effetti sono una dipendente antropica, fino a venti anni or sono non c'erano tanti cinghiali, caprioli, daini e cervi. Attualmente le arature dei cinghiali, le brucature apicali e scortecciature dei caprioli, il calpestio in genere, possono provocare anche grosse crisi di nervi. Pare ci sia un prodotto efficace nell'allontanare soprattutto caprioli e daini, si tratta di un costoso dissuasore a base di grasso emulsionabile di pecora, già sperimentato da me con discreto successo. Nella primavera 2014 gli apici del cespugliame e gli steli degli arbusti non hanno subito le solite angherie, forse per merito del suddetto prodotto.
Roditori: topolini di tutte le taglie, arvicole di almeno tre specie (rossastra, nivalis ecc) attualmente anche l'istrice, sono peggio di una piaga biblica. Soprattutto le arvicole, attivissime anche sotto la neve, ti fanno trovare il prato letteralmente distrutto, e sono dei selettori botanici efficientissimi: il 95% dei bulbi distrutti nell'inverno 2013/2014; si sono salvate le scille e naturalmente i colchici. Non ho ancora trovato un sistema valido per ovviare alla loro presenza.
-pressione radicale: se avete faggi nelle vicinanze, imparerete perché tale specie è considerata "asociale".La sua ombra non permette la vita di altre piante, soprattutto erbacee, ma il fattore più pesante è dato dalla pressione radicale esercitata in superficie da un pannello impenetrabile anche alle felci. Anche nelle radure sopravvivono solo specie adattate ed autoctone.
Va chiarito che -evidentemente- la situazione da me descritta è decisamente fuori dalla norma, ma dopo alcuni anni di prove e sconfitte, alcune specie hanno avuto successo permanente, e quindi posso elencare
questi protagonisti.
*Hemerocallis- tutte le specie e varietà, non sono appetiti dagli erbivori, estremamente rustici.
*FloxPaniculata-idem sopra
*Geranium-idem sopra
*Aster (settembrini)-idem sopra, ma alcune cultivar sono sensibili all'oidio
*Papaveri asiatici-idem, oltretutto rifiorenti
*Tredescantia andersoniana-Fiorisce sino all'arrivo dei geli
*Paeonia, l'unico problema è "antropico"
*Falaris arundinacea, è di casa
*Rododendro ed Azalea, l'unico problema è antropico. Il rododendro tende alla scosciatura.
*Genziane, sono di casa
*Colchicum, l'istrice ci ha provato, ma forse c'è rimasto secco
*Dafne, spontaneo il laureola, ma viene brucato dal capriolo quando non c'è nient'altro di verde in giro
*Felci, vasta gamma di specie decidue, per altro l'aspetto di fine stagione e altamente decorativo, ma anche in primavera alla germogliazione sono spettacolari, presente anche la Phyllitis scolopendrium, la Phegopteris,
il Polipodium ecc. Normalmente l'uso delle felci nei giardini non è considerato come meriterebbe, ma nell'ambiente montano (per quello che mi riguarda) è essenziale.
nota bene-nei lunghi inverni, con copertura nevosa insufficiente, il capriolo non disdegna anche le felci, e la Lingua di cervo ( Phyllite) è normalmente azzerata.
Utile ricordare che nell'ambiente montano ci si deve muovere con particolare prudenza, dato che frequentemente ci si trova a diserbare con le mani vicino alla coda della vipera, che sotto un normale sasso spesso c'è uno scorpioncino nero (che ha più paura di voi, ed è innocuo, ma non si sa mai) e sopratutto che attualmente e grazie agli ungulati non è difficile trovarsi qualche minuscola e micidiale zecca, apportatrice della malattia di LIME, visto che gli ungulati -anche in presenza di recinzioni, invadono i giardini con un semplice salto.
Ma non c'è da scoraggiarsi, maggiori sono le difficoltà-maggiore è la soddisfazione:
In montagna ci sono grandi soddisfazioni:
a disposizione per eventuali problemi.
  

lunedì 29 aprile 2013

sempre sulle potature.
è chiaro che la potatura esercitata sulle piante da frutto è una pratica necessaria, che ha ovvie motivazioni, e storicamente ha le sue regole precise e che vanno rispettate. E' altrettanto vero che nessuna pianta da frutto ha una vita longeva, anzi, dati i tempi attuali e le mode che imperversano sul mercato, spesso un frutteto non ha ragione di essere per più di 20/30 anni. In ogni caso dopo la potatura di allevamento, ogni altra potatura toglie un 50 % di possibilità di vita alla pianta.
detto questo il mio parere è, classificando anche le persone in modo diciamo filosofico:
o si crede nella Creazione, o si crede nella evoluzione Darwiniana. In entrambi i casi, con quale arroganza si può pretendere di fare meglio di questi due Entità, parlando di piante. Per il sottoscritto è chiaro che una magnolia, grandiflora o gallisonensis che sia, sono meglio al naturale piuttosto che potate in via formale. Per chi volesse controllare, si vada per esempio al parco di Villa Boschetti a San Cesario, o si affacci nel Chiostro del Seminario Metropolitano in San Francesco (basta chiedere alla guardiola e non ci sono problemi per entrare. Le magnolie in questione trasmettono armonia, sono istintivamente belle: l'obiezione possibile è sicuramente: ma in quei due luoghi c'è tanto spazio, in una villetta a schiera per forza le devi ridurre. E' chiaro, ma nessuno obbliga nessun altro a mettere una pianta che arriva a sei metri di diametro in breve tempo dove di spazio non ce nè, magari con la pretesa di coltivare fiori sotto la chioma (capita). Pochi vivaisti si premurano di chiedere dove verrà messa la pianta che stanno per vendere, ma occorre partire dalla definizione di vivaista ( che è colui che ha delle piante da vendere il più presto possibile ) . Altro è la figura del giardiniere o dell'architetto del verde, e comunque la scelta deve essere fatta con il semplice buon senso, mercanzia sempre più rara.
Esistono alberi anche più belli della magnolia, che restano più contenuti e sono più controllabili, ma niente e nessuno può competere con uno status simbol, e la magnolia potata in via formale è uno status simbol (per me passato di moda).
Invito anche a considerare che un albero da potarsi ogni due o tre anni (secondo le libidini) attualmente comincia a diventare una spesa non da poco, e quindi appesantisce le spese di gestione del giardino, ma come si dice in dialetto "ognun al sà ed cà so".
PRUNUS LAURUS CERASUS- il cosidetto Lauro- che non è l'alloro.
Se non l'avete già trattato con un anticrittogamico sistemico, è meglio che lo facciate in fretta.
Già il fuoco batterico ha falcidiato molte siepi, e con la stagione in corso le micosi faranno una strage di foglie fresche. L'oidio sarà prossimamente su tutti gli schermi. Auguri.
LE ROSE MESSE IN CAPO ALLA FILA DEI VIGNETI.
non è che agli agricoltori in questione sia scoppiata la mania del giardinaggio, o che il loro senso estetico sia improvvisamente dilatato, molto più semplicemente la pianta di rosa si busca le malattie da fungo circa una settimana prima della vite, quindi hanno una sentinella che permette di giocare in anticipo ed attuare una prevenzione.
CUPRESSO CIPARIS LEYLANDY ( spesso detto Hightlander come l'immortale dei telefilm).
Se volete un consiglio disinteressato LEVATEVELO DAI PIEDI, e prendete in considerazione la possibilità di mettere una siepe mista, cosidetta all'Inglese. A me gli Inglesi stanno un pò sulle palle, ma per il giardinaggio bisogna lasciarli stare: Se volete poi posso dirVi del perchè della mia antipatia, a parte il fatto che le siepi miste non le hanno inventate loro, ma nelle nostre campagne le siepi erano sempre o quasi sempre miste. Attualmente una siepe mista viene fatta con sempreverdi e spoglianti, le più disparate, rose rampicanti comprese, ma i risultati sono i seguenti: non si pota in via formale (minore manutenzione) ma con semplici passaggi di forbice corta che tutti sono in grado di fare- colori, volumi, stagionalità sono espressi al massimo- ogni pianta tende a difendere la prossima perchè le patologie e le infestazioni non sono trasmissibili a tutta la linea,- non c'è assolutamente monotonia di colori- fiori, bacche, farfalle ed uccelli ivi nidificanti la rendono viva e vitale- è una interessante barriera entomologica che frena lo sviluppo locale degli insetti nocivi (basta pensare a quante centinaia di ragni ci sono in dieci metri di siepe)- e dulcis in fundo se anche muore una pianta della siepe non si è costretti alla ricerca di una pianta della stessa specie e della stessa taglia e che per essere già grande costa un occhio della testa. Va detto che qualche siepe è già impostata in questo modo, il ché mi fa pensare che un sano buon senso cominci a serpeggiare. Per i patiti del concetto di PRYVACY, chiedo come fanno a difendersi se si tratta dei palazzoni o palazzine di città, soprattutto con il Cupressociparis
Leylandy, visto che certo e comunque non schermano dalla finestre dei palazzi alti.
a fine sproloquio: anche il pyracantha coccinea si sta buscando il fuoco batterico: occorre trattare con perconazolo- tanti auguri.
Donner und Wetter

venerdì 5 aprile 2013

problemi di viaggio

viaggiare è pericoloso, lo sanno tutti. Chi resta immobile nel proprio salotto non corre alcun rischio, salvo la fossilizzazione. Il pericolo maggiore è che a chi viaggia si impongono dei parametri, a patto che non sia cieco Ad esempio: nella nostra provincia modenese, ovunque nei fossi perimetrali delle strade ci sono bottiglie di plastica e vetro, sportine, lattine, pacchetti vari ed una serie di porcherie molto moderne, e percorrendo la provincia trevigiana inevitabilmente un modenese scopre che al contrario nei fossi e lungo le strade di Treviso c'è solo acqua pulita, erba normalissima, addirittura pesci vivissimi e nessuna di quelle presenze ultramoderne  che si ammirano ad esempio ai bordi della frequentatissima Estense.
A questo punto il maligno sottoscritto si pone alcune domande, partendo da incontrovertibili considerazioni.
Siamo comunque tutti nell'ambito padano.
Ci sono in entrambe le situazioni forti presenze di Genti alloctone (se non sapete che significa basta digitare la parola su Google)
Sono entrambe e per varie ragioni percorse da traffici nazionali ed internazionali, in quanto sia qui che a Treviso la componente industriale è decisamente forte.
In entrambe le situazioni ci sono gestioni territoriali simili,  quartieri, comuni, provincie, regioni, carabinieri, questura, finanzieri ecc, ma qui a Modena nei fossi c'è merda (mi scuso per il termine, ma non trovo di meglio e più adeguato) mentre in centro città a Treviso ci sono le zone a riserva di pesca sportiva: Vero è che le risorgive alpine hanno delle portate d'acqua che noi con i nostri fontanazzi (fontanili) non ricordiamo neppure, dato che le abbiamo prosciugate dal decenni. ma è altrettanto vero che da loro non ci sono bottiglie ed altre porcherie in galleggiamento o arenate al margine dei campi, dove gli odierni agricoltori (che non sono i nostri vecchi contadini)  si pregiano di fresare il tutto danneggiando irreparabilmente quanto meno l'estetica agreste, ma non soltanto. Devo anche accennare che questa pratica della fresatura è normale nelle aiuole delle rotonde, qui a Modena ma non a Treviso, e dovunque nella manutenzione del verde pubblico.
fine delle considerazioni, e cominciamo con le domande:
possibile che i signori Sindaci dei vari comuni non siano mai usciti dai lori ambiti territoriali???????????????
se sono usciti, come mai non si sono chiesti il perchè di alcune cose??????????????????????????????????
ci sono forse differenze di entrate finanziarie disponibili???????????????????????????????????(non credo)
I turisti che escono dalla A1 a San Donnino e vanno a Maranello, percorrendo l'Estense, che immagine possono avere della nostra Provincia, e quindi Regione, e quindi Nazione, dato che attraversano almeno quattro Comuni, con quattro Signori Sindaci ecc, che fra l'altro hanno vari affratellamenti con Comuni anche dall'altra parte del mondo : forse anche i nostri rispettivi Partner sono dei merdoni al par nostro???????????
 Mi risulta che in Veneto i Sindaci fanno a gara per avere il territorio in ordine ( e a quanto pare ci riescono almeno per quanto ho visto a Treviso) e con effetti duraturi e permanenti. Ho partecipato innumerevoli volte alle pulizie dei fossi e dei torrenti locali,  e non nego che ci sia una parte della popolazione decisamente incazzata per questa situazione (io uno di quelli, ovviamente) ma i risultati sono tutt'altro che generalizzati in positivo (senza dubbio in negativo)
                                                           QUINDI
dato che anche le situazioni di facciata sono estremamente importanti, invito cordialmente i Signori Sindaci ed  eventualmente i loro stimati Tirapiedi  (ma tutti insieme per evitare equivoci del tipo non ho visto e non c'ero) a farsi un economico giretto a Treviso, anche senza soffermarsi (per economia) nelle innumerevoli osterie della zona , molto prodighe di prosecco e buona cucina.
Se lo faranno, naturalmente a loro spese, sarà di ottimo profitto nelle future elezioni amministrative, ma non credo che il suggerimento verrà accolto di buon grado, anzi sono probabili critiche e ritorsioni del tipo: ma tu chi sei.... fatti i cazzi tuoi.
 Ebbene, purtroppo sono anche cazzi miei, ma non posso emigrare in Sud America, anche se saprei bene dove (e non si tratta dell'Argentina -scanso pericolosi equivoci)
Meditate Gente, Meditate...........................................................................................................................

domenica 24 febbraio 2013

neve su cupressus arizonica glauca

pare che siamo arrivati alla resa dei conti con questa essenza.
Per la verità l'essenza di per sé non ha alcuna colpa, lasciata alle sue proprie cure, ovvero mai potata nè in via topiaria né tanto meno capitozzata, ed inserita in ambiente giusto pedologicamente, è un alberone di tutto rispetto e dignitoso, seppure con tutte le possibili critiche in merito all'alloctonia (ditemi voi  se eliminiamo le specie alloctone cosa resta qui in pianura padana).
Ove non rispettate le premesse suddette, quasi il 100 % degli arizonica si sono schiantati, scosciati, aperti, insomma un vero disastro. L'unica strategia possibile secondo me è di eliminarli pietosamente.
Ma, anche se questa esperienza non è che l'ultimo atto di una lunga serie di disavventure, pare che non abbia insegnato un gran ché. Infatti questa cupressacea ha dimostrato che nel nostro ambiente                                  capitozzare i cipressi non porta bene a nessuno, ma anche il cosiddetto Leylandy è una cupressacea, e quindi
reagisce alla capitozzatura esattamente come l'arizonica, ed ovviamente produrrà gli stessi effetti negativi.
Notare:se  andate ad informarvi troverete che la specie realizzata a Leyland città vivaista in Olanda, è un ibrido che se posto in condizioni giuste arriva ad essere una pianta di notevole altezza, anche 25-30 metri.
Ovvio che messa a siepe deve obbligatoriamente venire topiata ( i costi di manutenzione attuali sono anche destinati a crescere) e la reazione al taglio in questo caso è peggiore a quella dell'arizonica, che almeno non aveva patologie, che invece il leylandy colleziona, ma come l'arizonica ha la decisa tendenza a produrre cime codominanti, il cui effetto negativo viene evidenziato dalle nevicate locali, con neve decisamente pesante e viscosa. Una vera fortuna per i manutentori del verde che hanno la frenesia della motosega.
del resto in zona si evidenziano fortissime libidini botaniche, ad esempio gli ulivi, sui quali ho letto "che sono la pianta dai molti esse, sole, sassi,salsedine,solitudine, silenzio,siccità" ed anche altri attributi, sabbia ad esempio, e nessuno di questi è riscontrabile qui a Modena dove invece spesso abbiamo nebbia acqua freddo neve neanche un sasso a pagarlo a peso d'oro, tanto casino e tanto smog.
Quindi, in attesa di arrivare alla resa dei conti anche con il leylandy, perché non informarsi su quali essenze è vantaggioso puntare per il futuro ???
P.S.queste cose le scrivo perché ogni tanto gli amici mi chiedono come la penso, io li indirizzo sul blog ed in questo modo posso dire " verba volant, sed scripta manent" non per niente ai miei tempi alle medie si facevano tre anni di latino.
P.S.dimenticavo: il leylandy è usato a siepe (deprecabilmente) ma la mia idea di siepe è universalmente nota, e diametralmente diversa dalla monotona barriera inutilmente costosa per manutenzione. Se razzolate nel mio blog troverete le mie considerazioni -altrimenti fatevi vivi e vi rispondo.


fattori locali limitanti il giardinaggio-modena

ricordo l'orto di mia nonna, dove assieme a deliziose carote (piccolissime)  ed a poche altre cose indispensabili  a quei tempi allo stato fresco, prezzemolo, radicchio da taglio, basilico e sedano,  prodotti
che davano la base del gusto e profumo alla nostra cucina,  pure nel piccolissimo spazio concesso c'erano anche alcune specie di fiori. Dalie e garofanino non mancavano in tutti gli orti della borgata, hemerocallis fulva
erano presenti anche negli orti dei contadini (notoriamente poco inclini a certe mollezze) Garofano rosso ed ovviamente debitamente profumato e poche altre cose erano tutto il campionario registrabile e riscontrabile, almeno a mia memoria.
Poi è arrivato il" benessere" assieme al miracolo economico anni 60, sono apparse le prime riviste di giardinaggio ed i primi articoli propaganti mode in tutti i settori, giardino compreso. Chiunque potesse permettersi la "villetta" ha immediatamente preteso il "pratino all'inglese", il rododendro, la camelia, le azalee
e tutta una serie di specie provenienti da un mondo esotico che però deve fare i conti con elementi locali difficilmente controllabili. Mi riferisco al tipo di terreno, al tipo di acqua, ed al clima locali. Considerati anche con una certa tolleranza e faciloneria, ma soprattutto con una discreta ignoranza, queste presunte pretese e questi elementi locali continuano anche tuttora a falcidiare ogni anno migliaia di piante ornamentali.
Ovviamente nei vivai si trovano specie acidofile, semiacidofile, o specie che necessitano di climi freschi, altre che assolutamente necessitano di terreni scheletrati e fortemente drenati, e si potrebbero fare esempi chilometrici con nome e cognome di specie, ma difficilmente nei vivai il cliente viene avvertito delle necessità fisiologiche della specie che sta acquistando. Del resto il vivaista è per definizione colui che ha delle piante da vendere, e si potrebbe dire che  più piante vengono buttate nei bidoni meglio è per la categoria.
A mio parere le cose stanno cambiando (molto lentamente) ed è merito di internet. Almeno così dovrebbe essere, data la facilità con cui ci si può informare attualmente; va anche ricordato che pure tempo addietro ci si poteva informare consultando testi normalmente disponibili, o affidandosi alla consulenza di un giardiniere.
Attenzione: occorre definire il termine, che non è sinonimo di vivaista e viceversa. Giardiniere è colui che, tenuto conto del terreno, clima, necessità idriche, disponibilità del Cliente e spazi a disposizione  e tanti altri  parametri più o meno marginali, infine consiglia la specie più adatta, con ottime possibilità di resa, minimo dispendio di manutenzione, possibilmente nessuna potatura e trattamenti chimici. Incredibile ma si può.
Pensate a quanti soldi si possono risparmiare evitando di impiantare una siepe di Leylandy, evitando di mettere una Magnolia grandiflora nel  "giardino" di una villetta a schiera, un Tiglio a tre metri da casa o a margine di confine, una siepe di Prunus laurus cerasus che inevitabilmente si ammalerà di oidio e di fuoco batterico e chissà cos'altro obbligandovi a costose cure con molecole  da agricoltura non consapevole.
Nel giardinaggio inevitabilmente ci sono delle mode  ricorrenti, alle quali tutti si adeguano, guidati anche dalle disponibilità di mercato, che derivano da fattori a monte site nella produzione: Se nel mercato tira ad esempio la Photinia fraseri red robin, tutti produrranno tale specie, i vivai approvvigioneranno la photinia, tutti compreranno la photinia, avremo ovunque siepi di photinia, banalizzando l'ambiente, e quando finalmente la photinia stessa si ricorderà di essere una rosacea e pertanto sensibile anch'essa al fuoco batterico, altrettanto finalmente dovremo abbattere le siepi di photinia, come si sta facendo con il leylandy ed il lauro ceraso.
A questo punto mi aspetto la domanda: cosa può fare un poveraccio che deve organizzare il suo giardino o lo deve rifare ?
Prima di tutto in ogni caso evidentemente proprio poveraccio non è, secondo. si può chiaramente informare.
Su internet è facilissimo, basta digitare le parole giuste e non spaventarsi. Inoltre, anche senza dover spendere tanti soldi, qualcuno in grado di consigliarvi disinteressatamente in giro c'è. So di un vivaio dove
la progettazione ed i consigli sono normali.
Da parte mia posso suggerire di considerare alcuni fattori, a parte quelli sopra esposti:
-impianto idrico. Necessario nei primi tempi dell'impianto, ma considerate che spesso i maggiori problemi nel giardino si presentano per eccesso di irrigazione. (l'indigeno crede che tanta acqua d'estate sia la panacea di tutti i mali, ma non considera che qui in provincia il terreno è argilloso, non drenante, e quindi asfitico /digitare asfitico su internet o verificare de facto e di persona) Quindi :acqua sì ma cum grano salis
-siepi perimetrali. Sono importantissime non perché producono l'effetto "privacy" (inesistente e non conseguibile in città) bensì perché sono una barriera entomologica; se impiantate all'inglese -con tante e diverse specie- c'è sempre una fioritura in atto, o frutti, richiamo di farfalle e uccelli insettivori, se una specie muore, si sostituisce con altra diversa; la manutenzione è fattibile da chiunque; non c'è monotonia. Scusate se vi sembra poco.
-prato"inglese". Inutile dire che Modena non è sita in Inghilterra, né in Scozia, né tantomeno in  Irlanda.  Qui
il terreno si impantana alle prime piogge, si macera sotto la neve, si impoltiglia in primavera, tregua primaverile se va bene, poi crepa con fenditure di quattro dita in estate. Inoltre spesso nelle nuove costruzioni il terreno non solo è di riporto, ma e quello dello scavo profondo delle fondazioni della costruzione, sterile per definizione, che il costruttore adopera per economia e per seppellire le macerie derivate dalla costruzione: con tanti auguri per il poveraccio che deve ricavarci un "pratino" che deve essere verde per definizione, e dico "deve".  Chiaramente anche qui impianto di irrigazione in funzione spesso e volentieri, in barba alla fisiologia delle plantule: consegue naturalmente la normale serie delle patologie da fungo. Mi sento
addosso la domanda di prammatica e rispondo: seminate  la prima settimana di Settembre, tenete umida  
la superficie quanto basta, e non abbiate tante fisime: Il miglior pratino ottenibile qui, è quello che potete trovare in una normale carreggiata di campagna (Se riuscite a trovarla)
-Piante ornamentali- mi auguro che possiate avere un vasto giardino, dove poter piantumare con querce, magnolie grandiflora, tigli, e tutte le essenze di prima grandezza che le teorie di alloctonia  o autoctonia  vi possono segnalare, ma se al contrario siete costretti in spazi attualmente e normalmente ristretti, adeguatevi
ed accontentatevi. Ci sono essenze di sviluppo limitato ed altamente decorative (esempio classico le magnolie decidue orientali) evitate i sempreverdi di grande sviluppo che chiudono la luce alle finestre nei mesi invernali, problema che non c'è con le specie decidue, soprattutto non piantate gli alberi di natale (abies picea) e senza nessun scrupolo, dato che normalmente tutti noi consumiamo giornalmente delle specie vegetali assimilabili fisiologicamente all'albero di natale.
-Verificate. mettetevi in grado di verificare quanto vi viene proposto dal vivaista ed anche dal giardiniere.
attualmente sono entrati nel giro due fattori micidiali: la motosega ed il cestello. Fra questi due elementi, catalizzati dalla ignoranza del cliente sulla fisiologia delle piante, si sono scatenate delle sinergie mostruose, ed i risultati sono ad esempio: Tigli trasformati in attaccapanni, Cedri trasformati in abeti con il vertice arrotondato, platani denaturati e resi irriconoscibili, pioppi massacrati in modo ignobile. Il concetto di base,secondo me logico quanto meno in un giardino privato è : se necessita di potatura grossa è ovvio che è stato commesso un errore di base , e la strategia ed il progetto sono sbagliati, ovvero proprio mancanti.
-Manutenzione: se avete soldi da buttare, ma non è più tempo, fate pure. Per me a seguito di un progetto ci deve essere anche il budget annuo di spesa per taglio erba, manutenzione ordinaria, costo previsto per acqua, costo eventuali trattamenti, concimazioni, e se c'è un eccetera mettetecelo voi.
-Imprevisti: ci sono comunque sempre, ma meno se ne incontrano meglio è -ovviamente- ma certamente un
minimo di progettazione ne schiva parecchi.
Quindi, per concludere, un minimo di progetto dovrebbe quanto meno evitare i problemi insiti nei fattori limitanti il giardinaggio, basta informarsi.
e come diceva Alfred.....buon divertimento

lunedì 15 ottobre 2012

le potature in politica

è autunno, tempo di potature. a questo scopo, nella Serenissima Repubblica Veneta (quella storica) era stato costituito un Funzionario Pubblico, con il compito di controllare e sforbiciare gli enti e le funzioni inutili, o che comunque non assolvevano debitamente il loro dovere, ovvero che in qualche modo rubavano. In questo ultimo caso la sforbiciatuta prevedeva sette anni ai ceppi sulle galere, a vogare, ma dopo avere rigurgitato tutto quello che avevano fagocitato. Molto giusto, ma non attuale in ordine di uso attuale, ma attuabilissimo se ce ne fosse la volontà.
C'è un detto che recita "chi maneggia il miele avrà sempre la tentazione di leccarsi le dita".
Io penso che chi maneggia i soldi altrui debba essere coperto da una polizza assicurativa "fidelity insurance"
visto che la società assicuratrice prima di emettere la polizza, farà i raggi x al tesoriere ( sopratutto se si tratta  di un tesoriere di partito).